Mentre le curve di incidenza della malattia cariosa e della parodontite non hanno subito modificazioni così significative negli ultimi decenni (1), viviamo un’epoca che vede le richieste di trattamenti cosmetici ed estetici aumentare con proiezioni ben oltre l’attivo.
Lavorando con il grande scopo comune di prevenire le patologie e le affezioni orodentali, odontoiatri ed igienisti dentali potrebbero sfruttare la crescente richiesta di sbiancamenti dentali (fin anche di ricostruzioni estetiche e faccette) per veicolare ai pazienti importati concetti di cura e prevenzione.
Sappiamo tutti molto bene che davanti ad una richiesta di natura estetica in un paziente con un certo grado di parodontite, o una grave malocclusione non è lo sbiancamento il primo step terapeutico ideale, ma non potrebbe sussistere il concetto che laddove vi è la richiesta di una miglioria estetica vi sia anche terreno fertile per elevare consapevolezza e attenzione nei confronti della patologia?
La risposta che voglio dare da igienista dentale con esperienza ventennale è affermativa.
In un contesto come questo è quanto mai importante conoscere alla perfezione i prodotti e protocolli migliori/sicuri per rispondere all’esigenza di un sorriso più bianco da parte dei nostri pazienti. Solo attraverso la competenza è possibile trasmettere i giusti concetti e accompagnare il paziente verso il corretto flusso di lavoro che lo porterà infine ad avere il sorriso che sogna.
UNA INDAGINE SULLE CONOSCENZE A TEMA SBIANCAMENTO DENTALE SU UN CAMPIONE DI IGIENISTI DENTALI ITALIANI
Le tecniche di sbiancamento ad oggi maggiormente studiate, diffuse e conosciute sono sostanzialmente due: lo sbiancamento professionale alla poltrona (office) e lo sbiancamento professionale domiciliare (home)(2).
Entrambe le tecniche prevedono l’impiego di perossido di idrogeno e suoi precursori, nella fattispecie perossido di carbamide, a determinate e differenti concentrazioni e tempistiche.
Da una indagine svolta nel novembre del 2021 su un campione di 602 igienisti dentali italiani sono emerse alcune criticità sia nelle conoscenze di base sia nella scelta (e quindi nella proposta) del tipo di sbiancamento.
Un esempio lampante di tali criticità si è verificato alla domanda “quale tipologia di sbiancamento garantisce i migliori risultati nel tempo?”.
Questo è l’interrogativo che ci pongono tutti i giorni i nostri pazienti ed è nostro dovere conoscere quale tra i due approcci possa garantire una durata maggiore del risultato ottenuto.
La risposta data dal 63% dei partecipanti ha confermato quello che anche la comunità scientifica continua a riscontrare (3-4) e cioè che è il trattamento domiciliare a garantire i migliori risultati nel tempo.
Tuttavia quando è stato il momento di rispondere alla domanda “quali trattamenti esegui di più?” su 602 igienisti dentali solo 173 hanno risposto che eseguono il trattamento domiciliare.
Il restante degli intervistati esegue sbiancamenti professionali alla poltrona o sbiancamenti veloci post igiene.
COME MAI GLI IGIENISTI DENTALI NON ESEGUONO LO SBIANCAMENTO PROFESSIONALE DOMICILIARE?
Volendo indagare oltre, nel tentativo di capire come mai a fronte di una conoscenza corretta di base sulla migliore tecnica di sbiancamento, non si eseguono sistematicamente trattamenti domiciliari le risposte sono state le seguenti:
- Il titolare dello studio non vuole (55.9%)
- Perché i pazienti a casa non sono costanti (29.7%)
- Ci vogliono troppi appuntamenti tra impronte, consegna e controlli (14.4%)
Queste risposte sono interessanti spunti di riflessione e rappresentano i punti focali del limite nel proporre tali trattamenti:
- Che tipo di rapporto sussiste tra titolari e collaboratori igienisti dentali? Come mai non vi è libertà decisionale a fronte delle legittime richieste di competenza e aggiornamento?
- Come mai i pazienti non sono collaboranti? Come mai si tende a responsabilizzarli del fallimento terapeutico e non ci si chiede dove sia la responsabilità del clinico prima, durante e dopo il trattamento?
- Come mai, ancora, non si ha la libertà di gestire autonomamente il numero degli appuntamenti necessari al raggiungimento del miglior risultato?
Sono tante le riflessioni che possono scaturire da discussioni del genere e ancora è tanto il lavoro da fare nel fornire il giusto aggiornamento, le giuste competenze indifferentemente a odontoiatri ed igienisti dentali.
Solo alcune domande conclusive, in attesa di discutere ancora di questo tema:
Come mai i pazienti a cui chiediamo se in passato abbiano svolto trattamenti sbiancanti, e che ci rispondono affermativamente, ci dicono sempre che “è durato pochissimo” o “ho sofferto moltissimo” o “è costato troppo per quanto è durato l’effetto”?
Non siamo forse noi responsabili di questo diffuso malcontento e conseguentemente della diffusa diffidenza nei confronti dei trattamenti sbiancanti?
Non siamo forse noi a dover conoscere i protocolli corretti e performanti per arrivare al miglior risultato possibile?
Il fine è sempre uno solo: non alimentare falsi miti e aumentare la fiducia nella nostra categoria e nel nostro operato.
Se sei interessato questi temi e vuoi capire da cosa scaturiscono l'insoddisfazione e il mancato raggiungimento dei risultati sperati nei casi di sbiancamento dentale...

- Global Burden of Disease results 2019
- Leonard RH, Smith LR, Garland GE, et al. Evaluation of side effects and patients’ perceptions during tooth bleaching. J Esthet Restor Dent. 2007;19(6):355-364.
- Martini et Al. One-year follow-up evaluation of reservoirs in bleaching trays for at-home bleaching J Esthet Restor Dent. 2021;33:992–998.
- Llenat et Al. Bleaching efficacy of at home 16% carbamide peroxide. A long-term clinical follow-up study J Esthet Restor Dent. 2020;32:12–18.